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Strategia nazionale

La Strategia nazionale ha un obiettivo ambizioso che può essere conseguito in una prospettiva di lungo periodo. L’obiettivo corrisponde alla visione a lungo termine scelta dal Comitato: una condizione in cui conoscenza e competenze finanziarie siano disponibili a tutti, perché ciascuno possa costruire un futuro sereno e sicuro.

 

Chi ha maggiore conoscenza finanziaria pianifica di più il proprio futuro, risparmia di più ed investe meglio i propri risparmi, si indebita di meno e gestisce meglio il proprio debito.

 

In linea con la Visione della Strategia Nazionale elaborata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, il Ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha adottato, sentito il parere favorevole del Parlamento, un Programma contenente le principali iniziative per il triennio 2017-2019.

 

Programma nazionale

Il Programma nazionale è un piano operativo che delinea concretamente le principali iniziative attraverso le quali verrà data attuazione alla Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale nel triennio 2017-2019. Il Programma è stato adottato dal Governo dopo aver acquisito i pareri favorevoli del Parlamento e verrà aggiornato alla luce della stesura definitiva della Strategia nazionale, in seguito alla consultazione pubblica.

Scopri il Programma operativo
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Consultazione pubblica

L'Italia attende da molti anni una Strategia nazionale per promuovere e programmare iniziative di sensibilizzazione ed educazione finanziaria. Il Comitato per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale ha chiesto a cittadini, centri di ricerca, associazioni di consumatori, investitori, imprese, sindacati e a tutti gli stakeholder di partecipare, con opinioni e suggerimenti, alla stesura della versione definitiva della Strategia allo scopo di prendere in considerazione tutti i bisogni dei cittadini in questo campo e di accogliere le migliori competenze disponibili per affrontare il deficit di consapevolezza e di comportamento La bozza della Strategia è stata sottoposta a consultazione pubblica dal 16 aprile 2018 al 31 maggio 2018.I contributi ricevuti sono visualizzabili su Italia OPEN GOV all’indirizzo http://open.gov.it/itaedufin/ accedendo a ciascuna sezione del testo. Le osservazioni e le proposte indicate dai partecipanti sono ora al vaglio del Comitato per l’educazione finanziaria assicurativa e previdenziale che renderà pubblico l’esito della consultazione attraverso un rapporto di sintesi.

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Indice


Parte I
1.1 L’educazione finanziaria: una risposta al mondo che cambia
1.2 L’importanza e l’urgenza di una Strategia nazionale per l’Italia
1.2.1 Cosa ci dicono i dati
1.2.2 Qual è l’offerta formativa in Italia


Parte II
2.1 Una traccia per la Strategia nazionale
2.1.1 Visione e missione
2.1.2 Direttive principali per l’attuazione della Strategia
2.1.3 Come misurare l’efficacia della Strategia
2.2 Il Piano operativo
2.3 Organizzazione del Comitato

 



Parte I


1.1 L’educazione finanziaria: una risposta al mondo che cambia
In tutti i paesi e, in particolare nei paesi sviluppati, stanno avvenendo enormi cambiamenti con profonde ripercussioni sull’economia e sulle piccole e grandi decisioni che ciascun cittadino è chiamato a compiere nel corso della vita.
L’aumento della speranza di vita e la diminuzione della natalità sono due spinte demografiche destinate a mutare profondamente gli incentivi che guidano le scelte in materia di risparmio privato, assicurazioni e previdenza. Una più alta aspettativa di vita richiederà una diversa pianificazione del proprio futuro, capace di tener conto della prolungata esigenza di risorse necessarie a svolgere una vita soddisfacente e ad affrontare le necessità di cura.
Il mercato del lavoro si sta modificando e continuerà a farlo in futuro.  Anche il sistema previdenziale, passato da un regime retributivo a uno contributivo, è profondamente mutato. L’allungamento delle aspettative di vita e il minore livello delle pensioni, rispetto all’assegno percepito dagli attuali pensionati, possono richiedere ai cittadini la costruzione per tempo di un piano pensionistico integrativo per affrontare con maggiore serenità il periodo non lavorativo e l’eventuale transizione verso il pensionamento.
I mercati finanziari sono diventati più complessi e si è ampliata l’offerta di prodotti a disposizione del cittadino. L’avvento della tecnologia e dei servizi digitali è destinato a trasformare radicalmente le abitudini dei cittadini e l’attività delle imprese e avrà un forte impatto nel settore finanziario.
Questi mutamenti non hanno natura temporanea o ciclica, ma sono strutturali e duraturi. Richiedono che gli individui, giovani e adulti, abbiano un insieme di conoscenze e competenze finanziarie diverse rispetto al passato.
Conoscenze economiche e finanziarie di base sono sempre più necessarie per l’esercizio consapevole della cittadinanza economica. Sempre più spesso e in un numero crescente di  paesi, i cittadini sono chiamati a esprimere una valutazione su riforme economiche complesse ed è importante che essi sappiano distinguere tra l’informazione affidabile e quella priva di fondamento.  
Una Strategia nazionale e la sua attuazione sono dunque una risposta a un mondo che cambia, non una reazione alle crisi finanziarie che vari paesi, tra cui l’Italia, hanno attraversato o stanno attraversando. Per questo è essenziale che la Strategia si sviluppi in una prospettiva di lungo periodo.
Le crisi finanziarie degli ultimi anni hanno, tuttavia, costituito in molti paesi uno stimolo all’introduzione delle strategie nazionali, perché hanno reso esplicito il costo per l’individuo di scelte finanziarie sbagliate. Hanno anche evidenziato che, quando i costi diventano molto alti e toccano ampie fasce della popolazione o gruppi particolarmente vulnerabili di cittadini, lo Stato è chiamato a intervenire, con conseguenze su tutti i contribuenti e, nei casi più gravi, sulla stabilità finanziaria. In altri termini, gli errori dei singoli si possono tradurre in conseguenze negative per tutti; si manifestano cioè quelle che gli economisti chiamano “esternalità negative.”
La presenza di esternalità negative, che sono un “fallimento del mercato”, fa sì che l’investimento “individuale” in educazione finanziaria sia per lo più insufficiente rispetto a quanto sarebbe desiderabile. Torneremo su questo punto nel valutare le iniziative esistenti.
Sono circa 70, secondo i dati dell’OCSE, i paesi che hanno realizzato o stanno realizzando una strategia nazionale per l’educazione finanziaria. L’Italia segue dunque l’esempio di molti altri, per lo più economie sviluppate, ai quali è possibile ispirarsi per adottare buone prassi, traendo vantaggio dall’esperienza altrui per evitare errori iniziali. Vari paesi stanno realizzando oggi una terza versione della strategia nazionale, a conferma che l’attuazione di una strategia non può che essere un processo dinamico, da rivedere e adattare continuamente ai mutamenti della società.


1.2 L’importanza e l’urgenza di una strategia nazionale per l’Italia

 
1.2.1 Cosa ci dicono i dati
La definizione di una strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale deve prendere avvio da un attento esame dei dati per individuare i punti di forza e di debolezza del sistema.
Le basse conoscenze finanziarie degli italiani sono testimoniate da molteplici indagini: dal S&P Global Financial Literacy Survey[1] ai recenti rapporti di Allianz[2], di Consob[3], COVIP/CENSIS[4] e del Centro Ente Einaudi[5]; sono state da ultimo confermate anche dall’indagine sull'Alfabetizzazione e le Competenze Finanziarie degli Italiani (IACOFI) condotta dalla Banca d’Italia a inizio 2017, sulla base della metodologia armonizzata OCSE/INFE per la misurazione delle competenze finanziarie degli adulti.
L’indicatore di competenze finanziarie utilizzato nell’indagine IACOFI è la somma di tre componenti: conoscenze di concetti economici di base, comportamenti adeguati e orientamento al lungo periodo; l’Italia è allineata alla media OCSE solo con riferimento a quest’ultima componente, mentre per le altre due il valore italiano è nettamente inferiore alla media. L’indicatore complessivo pone l’Italia al penultimo posto tra i paesi del G20.
In particolare, la quota di rispondenti con un livello adeguato di conoscenze di base è in Italia di poco superiore al 30 percento, a fronte del 62 percento registrato nella media OCSE. Tra gli italiani, ad esempio, è poco diffusa la comprensione dei vantaggi della diversificazione di portafoglio; i bassi livelli di numeracy si riflettono, inoltre, nella capacità ridotta di rispondere correttamente alle domande sul calcolo degli interessi composti.
Anche con riferimento al livello dell’indicatore di comportamento, la quota di rispondenti che ottengono un punteggio adeguato è in Italia solo il 30 percento, inferiore alla media OCSE di oltre 20 punti. Sull’indicatore di comportamento incidono negativamente soprattutto la bassa abitudine a pianificare la gestione delle proprie risorse attraverso un budget familiare e la minore diffusione di prodotti finanziari rispetto agli altri paesi sviluppati.
I dati consentono, anche, di far emergere quali sono i gruppi più “vulnerabili” (con livello di competenze più basso). In primo luogo sono in tale condizione le persone con basso reddito e poca istruzione formale. Ma vi sono fasce della popolazione per cui le basse competenze finanziarie sono meno scontate. Tutte le indagini registrano, per esempio, una minore conoscenza finanziaria delle donne e il divario in sfavore delle donne riguarda anche le giovani generazioni, contrariamente a quanto avviene negli altri paesi.[6] Un altro gruppo particolarmente vulnerabile è rappresentato dagli anziani, il cui basso livello di conoscenze è uniformemente diffuso nella popolazione. Infine, le indagini hanno evidenziato una bassa conoscenza finanziaria non solo tra i lavoratori dipendenti, ma anche tra i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori[7].
Anche il gap di protezione assicurativa delle famiglie è ampio e riguarda diverse tipologie di rischio: dai rischi della salute, ai rischi di danni ai beni e al patrimonio.

Le coperture assicurative contro l’evenienza di danni sono poco diffuse rispetto a quanto si riscontra nei principali paesi europei: i premi di questo tipo di assicurazione  in rapporto al PIL (al netto della responsabilità civile auto, che ha natura obbligatoria), un indicatore di sviluppo assicurativo, non raggiungono l’1% nel nostro Paese, a fronte di un valore più che doppio in Francia e Germania.
Gli italiani sotto-assicurano anche il loro bene di investimento privilegiato, la casa.  La copertura raggiunge solo il 45 percento delle abitazioni nonostante gli eventi sfavorevoli associati alla proprietà immobiliare possano essere numerosi e particolarmente gravosi.
È comprensibile che, a fronte di una scarsa conoscenza, le persone provino "ansia finanziaria", come evidenziato dal recente rapporto della Consob.
Vi sono tuttavia nel nostro Paese anche alcune peculiarità che possono essere considerate come punti di forza. Ad esempio, tra gli italiani è più diffusa che in altri paesi la consapevolezza di disporre di conoscenze finanziarie modeste: gli italiani spesso sanno di non sapere. Oltre la metà degli intervistati valuta il proprio livello di cultura finanziaria inferiore a quello medio, a fronte del 20 per cento circa registrato nella media dei paesi dell’OCSE.
Inoltre, tra i giovani sembra che qualcosa stia cambiando: l’indagine PISA 2015 (Programme for International Student Assessment) sull’alfabetizzazione finanziaria dei quindicenni segnala infatti un avvicinamento alla media OCSE. Il punteggio medio ottenuto dai quindicenni è infatti pari a 483, contro una media OCSE pari a 488 (nel 2012 erano rispettivamente 466 e 500), sebbene tra molte fasce dei giovani la conoscenza finanziaria resti bassa.
La conoscenza finanziaria influenza in generale i comportamenti finanziari e il benessere delle persone. La ricerca accademica dimostra che chi ha maggiore conoscenza finanziaria pianifica di più il proprio futuro, risparmia di più ed investe meglio i propri risparmi,  si indebita di meno e gestisce meglio il proprio debito. I dati IACOFI riportano una correlazione positiva tra il livello di cultura finanziaria e la probabilità di sottoscrizione di prodotti previdenziali o assicurativi; ne registrano una negativa tra competenze finanziarie e cattivi investimenti o l’esposizione a frodi finanziarie (come, ad esempio, phishing o pagamenti non autorizzati).
In ambito previdenziale, i dati del Censis[8] confermano che prevale un atteggiamento di “procrastinazione” nelle decisioni di pianificazione del proprio percorso previdenziale soprattutto quando vi è uno scarso livello di conoscenze finanziarie e del funzionamento del sistema di previdenza (sia di base, sia complementare). 
I dati sull’Italia che abbiamo richiamato forniscono l’immagine di un paese dove sia le conoscenze sia le competenze finanziarie sono basse in termini assoluti e in relazione agli altri paesi Europei o del G20. Esistono inoltre gruppi particolarmente vulnerabili: gruppi demograficamente ampi quali le donne, i giovani, gli anziani, i migranti e i piccoli imprenditori. Il fatto che altri paesi abbiano avviato da tempo strategie nazionali per l’educazione finanziaria può contribuire a spiegare il divario tra il nostro paese ed altri paesi europei e acuisce l’urgenza di agire.

 

1.2.2. Qual è l’offerta formativa in Italia
Quali rimedi e iniziative sono state offerte fino ad adesso?
Alcuni importanti dati sono offerti dal Censimento delle iniziative di educazione finanziaria realizzate in Italia nel triennio 2012‑14. La rilevazione è stata promossa dalle Autorità di vigilanza – Banca d’Italia, Consob, COVIP e IVASS – insieme al Museo del Risparmio, alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e alla Fondazione Rosselli, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca (MIUR).
Sono state censite circa 200 iniziative, promosse da poco più di 250 soggetti. Sebbene il numero di soggetti attivi e quello delle iniziative non siano trascurabili, l’impatto sui fabbisogni formativi dei cittadini è insoddisfacente. Le iniziative sono mediamente di piccola dimensione: quasi due terzi di esse hanno coinvolto meno di 1.000 persone. Tra i programmi censiti ve ne sono alcuni di grandi dimensione, ben strutturati e che adottano materiali didattici adeguati. Tuttavia, è alta la quota di iniziative che limitano l’azione di educazione finanziaria alla diffusione di materiale informativo.
I programmi per gli adulti sono stati per lo più rivolti a una platea generalista; pochi sono stati pensati per le fasce della popolazione “vulnerabili”, quali le donne, gli anziani o i piccoli imprenditori.
I temi trattati più frequentemente con gli adulti si riferiscono alla gestione del budget, al rapporto rischio e rendimento, al risparmio e alla previdenza complementare. I temi assicurativi sono poco presenti.
Poiché l’educazione finanziaria non è in Italia inserita tra gli insegnamenti, nelle indicazioni nazionali per il primo o il secondo ciclo, né tra gli obiettivi prioritari perseguibili con il potenziamento dell’offerta formativa, le iniziative per gli studenti nascono per lo più dalla disponibilità di docenti e dirigenti scolastici a raccogliere l’offerta esistente. Ciò fa sì che sia difficile realizzare un percorso che garantisca una continuità lungo i diversi cicli scolastici e una diffusione su larga scala.
Il Censimento ha messo in luce, inoltre, che sono ancora poco diffusi i tentativi di valutare l’efficacia delle iniziative formative per assicurare un incremento stabile delle conoscenze e competenze finanziarie.
Nonostante sia presumibile che il numero di iniziative sia cresciuto in modo rilevante dalla fine del 2014, ultimo anno di riferimento del censimento, esso è ancora ben lontano da soddisfare i fabbisogni. Occorre ambizione: è urgente un salto di qualità o l’Italia rischia di restare troppo indietro rispetto agli altri paesi e questo gap potrebbe diventare strutturale.

 

Parte II

 

2.1 Una traccia per la Strategia nazionale
La qualificazione delle carenze e dei bisogni del Paese, come emersa nella prima parte di questo documento, porta alla definizione di una traccia per la Strategia nazionale, che si articola su tre componenti:

  • La definizione di una Visione e di una Missione
  • Le direttive principali per l’attuazione
  • Criteri per la valutazione della strategia

 

2.1.1 Visione e Missione
È indispensabile definire l’obiettivo “ultimo” della Strategia nazionale, quello a cui tutte le azioni proposte si indirizzano, alla cui realizzazione intendono contribuire. È quella che verrà definita “Visione.”
È altrettanto importante condividere quale debba essere concretamente il compito attribuito al Comitato per il raggiungimento della Visione della Strategia, nel rispetto del mandato definito dalla legge istitutiva, quale debba cioè essere la “Missione.” Della realizzazione di quella Missione il Comitato sarà infatti chiamato a rispondere.
Il Comitato propone la seguente “Visione”, vale a dire la condizione desiderabile a cui tende la Strategia e la “Missione”, intesa come il proprio ruolo nella sua realizzazione.
VisioneConoscenza e competenze finanziarie per tutti, per costruire un futuro sereno e sicuro.
Obiettivo ultimo della Strategia è assicurare che tutti dispongano di conoscenze finanziarie di base, utili per fare scelte adeguate alla propria situazione economica e coerenti con le proprie preferenze. La Strategia non intende trasformare gli individui in “esperti” ma far sì che gli individui abbiano gli strumenti di base indispensabili per orientarsi nel complesso mondo economico odierno ed effettuare scelte consapevoli.
Alle conoscenze di base si deve affiancare lo sviluppo di competenze che favoriscano comportamenti tali da migliorare le prospettive di benessere dell’individuo, quali l’attitudine al risparmio, l’attenzione all’indebitamento, la pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, l’utilizzo di strumenti per gestire l’incertezza associata ai molti eventi della vita.
L’OCSE/INFE raggruppa le conoscenze e competenze in quattro aree di intervento rilevanti per il benessere dell’individuo e, per questo, particolarmente adatte a essere parte delle strategie nazionali[9]. La lista delle conoscenze e delle competenze è estesa, ma esse possono essere efficacemente raggruppate nelle quattro aree riportate sotto che intendono riassumere l’alfabetizzazione finanziaria e le decisioni finanziarie, assicurative e previdenziali nel breve e lungo periodo; queste aree includono anche temi quali la conoscenza dei diritti e delle forme di tutela, nonché dei doveri dei cittadini. Le aree sono le seguenti:

  • Moneta e transazioni
  • Gestione del budget e risparmio
  • Rischio e rendimento
  • Sistema economico e finanziario

Allo sviluppo di queste conoscenze e competenze, come sopra definite, verranno indirizzate le iniziative del Comitato.
Missione: Promuovere e coordinare iniziative per innalzare conoscenza e competenze finanziarie, assicurative e previdenziali e migliorare per tutti la capacità di fare scelte coerenti con i propri obiettivi e le proprie condizioni.
Nella consapevolezza che tali obiettivi possano essere conseguiti solo nel lungo periodo, il Comitato, data la durata del proprio mandato, propone le linee guida di un piano operativo per il triennio 2017-2019.
Coerentemente con il mandato previsto dalla legge, il Comitato dovrà coordinare le iniziative per innalzare le conoscenza e le competenze finanziarie, farsi promotore di nuove iniziative e progetti, per assicurare di soddisfare i bisogni della popolazione e gli obiettivi delineati nella Visione.
Come viene esplicitato nella “Visione”, la Strategia è rivolta a tutta la popolazione. Essa è rivolta sia alle famiglie sia al mondo delle imprese, essendo indirizzata agli individui nei loro ruoli di risparmiatori, consumatori, lavoratori e anche piccoli imprenditori. Particolare attenzione sarà diretta a gruppi definibili come “vulnerabili” rispetto alla dotazione di competenze finanziarie (quali le donne, gli anziani, i giovani e i migranti) al fine di innalzare il grado di inclusione finanziaria.

 

2.1.2  Direttive principali per la Strategia
Per realizzare attraverso la Strategia gli obiettivi delineati nella Visione e nella Missione, va creato un “eco-sistema” che ponga le condizioni e favorisca iniziative di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale coordinate ed efficaci. Qualità essenziali della creazione dell’eco-sistema sono quattro direttive, lungo cui dovrà articolarsi la Strategia:

  • Iniziative su vasta scala e per tutti, con l’impiego dei mezzi di comunicazione di massa e gli strumenti tipici della pubblicità.
  • Un sistema di incentivi, per promuovere iniziative presso gruppi sociali specifici in collaborazione con terzi.
  • L’eccellenza, perché soltanto iniziative di elevata qualità possono produrre l’impatto atteso.
  • Lavorare insieme, ovvero l’enfasi sul coordinamento delle iniziative.
  • Iniziative su vasta scala e per tutti

Vanno promosse iniziative indirizzate all’intera popolazione e iniziative che possono raggiungerne fasce ampie. Il Comitato si farà ideatore e promotore di iniziative specifiche, avvalendosi della collaborazione di:

  • membri e istituzioni che partecipano al Comitato, anche attraverso la rete delle organizzazioni ad essi riconducibili;
  • televisione e radio nazionali; in particolare, ma non solo, la società concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico;
  • giornali nazionali e locali, giornali specializzati in economia e finanza e giornali rivolti a categorie specifiche di pubblico, con priorità ai segmenti individuati come “vulnerabili”;
  • enti e associazioni che permettano di raggiungere capillarmente una grande parte della popolazione.
Nella gestione di queste iniziative verrà assicurata parità di accesso ai vari operatori e trasparenza nel processo di selezione.      
In alcuni casi, il Comitato realizzerà direttamente iniziative destinate a tutti. Nell’immediato, l’iniziativa più importante del Comitato, avviata subito dopo la sua costituzione, è un portale di informazione ed educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa, che sta per essere terminato e verrà reso pubblico a gennaio 2018. È importante poter offrire a tutti gli individui una fonte informativa autorevole nelle materia finanziarie, che sia semplice, rigorosa, ed indipendente, e anche opportunità per accrescere le proprie conoscenze. Il Comitato promuoverà anche campagne di sensibilizzazione e di informazione anche con l’acquisto di spazi sui mezzi di comunicazione di massa e sui social media.
  • Un sistema di incentivi
Affinché le competenze finanziarie possano diffondersi stabilmente nella società occorre creare un “sistema di incentivi” che rendano l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale perseguibile e sostenibile nel tempo.
Per essere duratura, l’educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa deve diventare un obiettivo esplicito del policy maker. Il Comitato intende proporre al Governo di inserire tra gli indicatori sulla qualità della vita e l’efficacia delle politiche pubbliche inclusi nei documenti programmatici, analogamente a quanto avviene per i 12 indicatori di benessere equo e sostenibile selezionati per l’inclusione nel prossimo Documento di Economia e Finanza 2018, anche indicatori relativi al benessere finanziario. La conoscenza finanziaria ha importanti implicazioni per i comportamenti degli individui e la qualità della vita ma anche per le società nel loro complesso, di cui i policy maker dovrebbero tenere conto. Si svilupperanno indicatori riferiti alla conoscenza finanziaria di base e ai comportamenti e indicatori cosiddetti di salute finanziaria, quali l’ansia o la fragilità finanziaria. 
Il sistema di incentivi potrà essere perseguito, in secondo luogo, valorizzando i ruoli istituzionali dei diversi soggetti coinvolti nell’educazione finanziaria. La presenza nel Comitato di quattro Ministeri rappresenta sotto questo profilo un punto di forza della Strategia. I Ministeri potranno svolgere un ruolo di volano in relazione ai compiti istituzionali a loro assegnati dall’ordinamento. Ad esempio in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), il Comitato si propone di svolgere un ruolo determinante nella promozione di iniziative di educazione finanziaria nelle scuole, a partire dalla scuola primaria e fino all’università, con l’obiettivo di introdurre nel tempo l’educazione finanziaria tra le priorità da perseguire nel potenziamento dell’offerta formativa nonché, per gli indirizzi di studio per cui ciò appaia opportuno, tra gli insegnamenti curricolari.
Il Comitato ritiene che sia importante creare incentivi nelle scuole, ad esempio incentivi per gli studenti relativamente alla conoscenza finanziaria, inserendo materie di educazione finanziaria nelle valutazioni INVALSI.
In collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) e con l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), saranno promosse iniziative collegate alla tutela dei consumatori, come la preparazione dei bandi per l’assegnazione delle risorse provenienti dalle sanzioni comminate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCMA).
Anche la presenza delle Autorità di vigilanza sul sistema bancario, finanziario, assicurativo e di previdenza complementare consentirà di assicurare sinergie con l’attività di regolamentazione e supervisione. L’educazione finanziaria non si sostituisce alla vigilanza, ma ne è un complemento. È essenziale che si muovano in modo sinergico per contribuire alla formazione di mercati finanziari più inclusivi, trasparenti, efficienti e stabili anche attraverso una diffusa opera di educazione dei cittadini.
Infine, in una dimensione ancora più “micro”, sarà importante promuovere occasioni che divengano opportunità e incentivi affinché una pluralità di soggetti pubblici e privati si attivino nel campo dell’educazione finanziaria, tramite ad esempio competizioni, premi, e contributi alla ricerca.
  • L’eccellenza
L’evidenza empirica disponibile mostra che l’efficacia delle attività di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale dipende in maniera cruciale dalla “qualità” delle attività stesse, in linea con quanto avviene in tutti gli ambiti della formazione.
È necessario puntare su programmi di alta qualità, innalzare la qualità dei programmi esistenti, e potenziare la capacità di valutare la qualità di quanto viene offerto.
Il Comitato istituirà gruppi di consultazione e ricerca costituiti da accademici e da esperti nelle materie di interesse. Questi gruppi potranno fornire un supporto nella definizione dei contenuti dei programmi di educazione finanziaria, previdenziale e assicurativa. Potranno aiutare anche a definire delle buone prassi che i programmi possono seguire ed adottare.
Per questo, i gruppi di consultazione e ricerca includeranno economisti, studiosi di storia economica,  esperti della comunicazione e digitalizzazione, e anche pedagoghi, esperti di metodologie didattiche, psicologi e neuro-scienziati. L’economia comportamentale dimostra, infatti, come le scelte finanziarie possano essere sistematicamente distorte. Nell’analizzare i comportamenti, occorre, quindi, considerare la rilevanza dei processi cognitivi dell’individuo e delle trappole comportamentali.
La funzione dei gruppi è di garantire che le attività promosse dal Comitato rispondano a criteri rigorosi, basati sui risultati delle ricerche e sulla valutazione della qualità ed efficacia delle iniziative.
L’elevata qualità delle attività del Comitato verrà perseguita anche attraverso collaborazioni stabili con il mondo accademico e centri di ricerca riconosciuti come eccellenze nelle materie di interesse. Il Comitato intende promuovere attività di ricerca, ed anche collaborare con associazioni interessate a promuovere l’educazione finanziare nelle scuole e nelle università.
Con tutti i soggetti attivamente coinvolti potranno essere stipulate convenzioni specifiche.
Per garantire la qualità e l’efficacia della Strategia nazionale, il Comitato intende anche sottoporla alla peer review offerta gratuitamente dall’OCSE, per operare in trasparenza e avvicinare progressivamente il proprio operato alle migliori prassi registrate dal confronto internazionale.
La Strategia nazionale terrà conto della necessità di coordinamento a livello sovranazionale con le tre Autorità europee del Sistema europeo di vigilanza finanziaria, SEVIF,(EBA, EIOPA ed ESMA), nel cui mandato è compreso il monitoraggio e il coordinamento delle iniziative nazionali di educazione finanziaria nei rispettivi settori.
Per meglio usufruire delle indicazioni offerte dall’OCSE e per partecipare attivamente agli incontri del OECD/International Network on Financial Education (INFE), il Comitato si propone di chiedere di entrare a far parte dell’INFE.
Il Comitato intende anche istituire una commissione (International Board of Advisors) di esperti di fama internazionale nelle tre materie che rappresentano l'ambito di competenza della Strategia e con esperienza nel campo delle strategie nazionali di educazione finanziaria, per meglio utilizzare ed imparare dalle esperienze  degli altri paesi. Hanno per il momento dato la loro disponibilità a fare parte del Board:
  • Diana Crossan (Nuova Zelanda), ex Direttore della Commissione delle pensioni, ente che ha disegnato e diretto la strategia nazionale per l’educazione finanziaria in Nuova Zelanda, considerata una strategia di successo e di riferimento in molti altri paesi;
  • Leonardo Gomes Pereira (Brasile), ex chairman del Brazilian Securities Commission (CVM), l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari che ha contribuito alla realizzazione della strategia nazionale per l’educazione finanziaria in Brasile, considerata uno dei nuovi modello di riferimento;
  • Flore-Anne Messy (OCSE, Parigi), che dirige la Financial Affairs Division dell’ OCSE ed è segretario esecutivo del International Network on  Financial Education (INFE).
  • Olivia Mitchell (Wharton School, Università della Pennsylvania), esperta in materia previdenziale ed alfabetizzazione finanziaria.

Altri candidati verranno considerati a seconda della loro riconosciuta fama e competenza nelle materie di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.

  • Lavorare insieme
Per garantire l’innalzamento complessivo della qualità e dell’efficacia dell’offerta di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, il Comitato lavorerà insieme, da un lato, alle Istituzioni e agli Enti che compongono il Comitato stesso e, dall’altro, insieme ai soggetti, pubblici e privati, che al di fuori del Comitato si faranno promotori di iniziative di educazione finanziaria assicurativa e previdenziale. Nell’immediato la collaborazione riguarderà prioritariamente le iniziative di maggiore entità; successivamente la collaborazione potrà essere estesa a tutti i soggetti che, nell’ambito del Censimento delle attività di educazione finanziaria che il Comitato avvierà a gennaio 2018, faranno richiesta di collaborazione con il Comitato stesso.
Il Comitato, oltre a realizzare direttamente alcuni iniziative, dovrà favorire il coordinamento e la collaborazione con il settore privato, il settore pubblico, associazioni e le principali organizzazioni not-for profit che promuovono educazione finanziaria.
Per il coordinamento degli altri soggetti, verranno tenute presenti e adattate al contesto italiano le linee guida dell’OCSE[10]. Le linee guida definiscono i principi che regolano le attività proposte da questi soggetti per perseguire gli obiettivi della Visione e della Missione; particolare attenzione verrà data ai criteri da seguire per la gestione dei possibili conflitti d'interesse da parte di soggetti privati.
L’organizzazione sistematica del coordinamento (per garantire, tra l’altro, continuità, scambio di informazioni, diffusione di esperienze e buone prassi) si avvarrà, oltre che di consultazioni dirette, di un nuovo censimento delle iniziative di educazione finanziaria offerte in Italia (sopra richiamato), da realizzare all’inizio del 2018, con il quale si raccoglierà la disponibilità a collaborare con il Comitato.
Con tutti i soggetti attivamente coinvolti potranno essere stipulate convenzioni specifiche.

 

 

2.1.3 Come misurare l’efficacia della strategia
Per monitorare l’efficacia della Strategia e assicurare un miglioramento del livello di conoscenze e competenze finanziarie continuo nel tempo, il Comitato si propone di utilizzare vari indicatori.
A livello nazionale, lo stato di avanzamento del percorso verso il raggiungimento degli obiettivi definiti nella Visione e nella Missione potrà essere valutato sulla base di indicatori aggregati di conoscenza e competenza finanziaria per i quali sono disponibili dati per le seguenti fasce di età:

  • per i giovani potrà essere utilizzata l’indagine OCSE-PISA. L’indagine verrà ripetuta nel 2018. Un obiettivo sintetico potrà essere rappresentato dalla diminuzione della quota degli studenti che hanno una conoscenza finanziaria insufficiente (livello 1) o molto bassa (livello 2).
  • Con riferimento agli adulti, possono essere in prima battuta impiegate le indagini IACOFI e CONSOB. Con riferimento alla prima, nel 2017 gli adulti hanno conseguito un punteggio medio di 10,8 (su una scala OCSE 0-15). L’obiettivo potrebbe essere di raggiungere un valore pari a 13, non distante dalla media OCSE entro il 2019.

In ambito assicurativo manca, anche a livello internazionale, un sistema di misurazione del livello di conoscenze e competenze assicurative e dunque di misurazione dei risultati di una strategia volta a rafforzarle. Su questo l’IVASS sta già lavorando ad un progetto per il 2018 per lo sviluppo e la somministrazione di un test di alfabetizzazione assicurativa. Il Comitato potrà avvalersi degli esiti di questo lavoro.
Nel medio–lungo periodo, iI Comitato lavorerà a una raccolta di dati periodica più ampia, che consenta di valutare nel tempo l’evoluzione del grado di conoscenze e competenze in tutti e tre i settori interessati dalla Strategia.
Nel breve periodo, il grado di sensibilizzazione potrà essere valutato sulla base di indicatori relativi allo “sforzo profuso” (indicatori di input, invece che di risultato), che sono riassumibili con questi indicatori:

  • Penetrazione nella popolazione generale, ovvero quante persone sono state raggiunte da iniziative di educazione finanziaria, previdenziale ed assicurativa.
  • Analogamente, penetrazione tra i gruppi ritenuti più vulnerabili.
  • Conoscenza delle attività del Comitato, ad esempio del portale di educazione finanziaria.

 

2.2 Il Piano operativo
Il Comitato presenta insieme alla traccia della Strategia anche un Piano d’azione, nel quale sono definite le priorità in materia di contenuti e metodologia di intervento, tenendo conto delle migliori prassi esistenti e delle esperienze già maturate sull’educazione finanziaria in Italia e in altri Paesi che hanno adottato una strategia nazionale; il Comitato si avvarrà delle linee guida elaborate in ambito OCSE-INFE anche in relazione alle metodologie didattiche e ai contenuti. Nel Piano d’azione saranno individuate le principali iniziative da adottare nel triennio, raggruppate per:

  • Iniziative indirizzate alla generalità della popolazione;
  • Iniziative in favore dei giovani;
  • Iniziative in favore degli adulti
  • Iniziative in favore di gruppi vulnerabili (donne, anziani, migranti);
  • Iniziative in favore dei piccoli imprenditori.

 

2.3 Organizzazione del Comitato
Il Comitato continuerà a riunirsi regolarmente per prendere le decisioni strategiche e svolgere funzioni di indirizzo sulle attività da intraprendere.
Le attività saranno realizzate anche attraverso il lavoro di sottocomitati e gruppi di consultazione e ricerca, a cui parteciperanno i membri del Comitato (o loro delegati) di volta in volta competenti per materia. Il Comitato si avvarrà dei servizi di una segreteria tecnica, con proprio staff dedicato, per facilitare la realizzazione operativa della Strategia e dei progetti individuati nei piani attuativi.

 

[1] Standard and Poor’s, 2015, Financial literacy around the world: Insights from the Standard and Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey, Washington, DC.

 

[2] Allianz, 2017, When will the penny drop? Money, financial literacy and risk in the digital age, Allianz Report.

 

[3] Consob, 2017, Le scelte di investimento delle famiglie Italiane.

 

[4] COVIP, 2012, Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena, svolta dal CENSIS per la COVIP nel corso del 2012.

 

[5] Centro Luigi Einaudi, 2017, Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani. Consapevolezza, fiducia, crescita: le sfide dell’educazione finanziaria.

 

[6] Museo del Risparmio di Torino, 2017, Le donne e la gestione del risparmio.  

 

[7] Visco, I., 2015, Harnessing financial education to spur entrepreneurship and innovation, intervento del  Governatore della Banca d’Italia al 3rd OECD/GFLEC Global Policy Research Symposium to Advance Financial Literacy, Parigi, Maggio 2015.

 

[8] COVIP, 2012, Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena, indagine svolta dal CENSIS per la COVIP nel corso del 2012.

 

[9] OECD, 2016, Core competencies framework on financial literacy for adults.

 

[10] OECD/INFE, 2014, Guidelines for private and not-for-profit stakeholders in financial education.